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  04 giugno 2018

Don't sleep till Nuremberg: un rock weekend a Rock Im Park

Il resoconto della due giorni con i nostri ascoltatori al festival tedesco

La storia della città di Norimberga – meta del ‘rock weekend’ di Radiofreccia che ha portato la coppia di ascoltatori Cinzia e Alan, il sottoscritto e Nessuno al festival Rock Im Park – sembra quasi un compendio della Germania vista da fuori: scorci medievali, produzione birraia, miti e leggende, efficienza ingegneristica (qui venne costruita la prima linea ferroviaria tedesca) e il ricordo hitleriano con l’area dei raduni del Partito Nazista. Proprio lì, nello Zeppelinfeld che ha ospitato discorsi e proclami del dittatore, si è tenuto da venerdì a ieri sera il Rock Im Park che ormai da metà anni ’90 si propone come proiezione del festival gemello Rock Am Ring, in un’atmosfera che idealmente spazza via gli spettri. 

Tre palchi, uno spazio enorme e migliaia di persone di qualsiasi età, estrazione e gradazione alcolica hanno preso d’assalto l’area sin dalla tarda mattinata per gustarsi i primi live già intorno ora di pranzo in attesa del momento clou, l’esibizione dei Foo Fighters che vedremo a breve anche in Italia per il Firenze Rocks il prossimo 14 giugno. Carichi dopo un veloce giro cittadino e le prime birre, l’impatto con la popolazione del RIP2018 è rilassato, un modo di vivere l’esperienza del festival tutto europeo, momento di aggregazione come fosse una scampagnata domenicale al parco con gli amici, con il contorno dj chitarre poderose e urla; una visione dell’evento che ancora poco appartiene all’Italia. Arrivati sulle note dei Bad Religion (anche loro a breve in Italia, 11 giugno a Segrate, 12 a Roma) che si esibiscono sul palco principale, lo Zeppelin Stage, l’accoglienza è quella di una band che mette in campo tutta la consapevolezza raccolta in oltre trent’anni di militanza punk smuovendo i tanti avventori con minima spesa e massima resa. L’ingresso nei due livelli di pit a ridosso del palco si dimostra più che agevole e posizione perfetta per testimoniare il ritorno dei Good Charlotte che hanno recentemente annunciato il nuovo album “Generation RX”. La creatura dei gemelli Madden non si risparmia, ricorda i bei tempi andati e fila via come un treno davanti un pubblico in visibilio che si lascia andare al punkrock della band americana e a hit come ‘I Just Wanna Live’ e ‘Lifestyles Of he Rich & Famous’, ma non manca anche la nuovissima ‘Actual Pain’. Perdersi tra la folla, a costo di non riuscire ad essere abbastanza vicini per godersi al meglio i Foo Fighters, è d’obbligo perché stupenda, gocce a comporre una fiumana di simpatici teutonici intenti a pasteggiare anche con indosso costumi improbabili come da migliore tradizione festivaliera, incuranti delle previsioni meteo sbagliate e il sole spaccapietre e tutti con una particolare propensione a farsi fotografare con il buon Nessuno (nostro preferito l’uomo cicogna, trovate ampia documentazione sull’account Instagram di Radiofreccia). Anche i Rise Against danno l’impressione di essere band perfetta per quel pubblico e per la situazione, in grado di tenere la folla a colpi di bordate ben assestate, maestri del genere e tipico act al quale affidarsi sapendo di essere in buone mani ma è con i Foo Fighters che le cose si fanno serie. Quando Dave Grohl e compagni salgono spaccando il secondo – caratteristica di tutti i live del festival, in realtà, con show coordinati al millesimo di secondo – non ce n’è più per nessuno. Per quasi tre ore i Foo Fighters regalano lezioni di rock, sudore, pogo selvaggio tra i fan, e la cosa che più di tutte è la loro vera forza, l’onestà. L’ex batterista dei Nirvana è oggettivamente una macchina, un leone che affronta tutto con la passione e lo spirito libero che definisce il rock dando l’impressione di essere più che lontano da qualsiasi forma di divismo armato solo di semplicità e voglia di divertirsi, lasciando l’unico tocco ‘glam’, o ‘trash’ in base ai gusti, ai pantaloncini del batterista Taylor Hawkins che richiamano le grafiche dei Van Halen. Quante band possono vantare due membri, Grohl e Hawkins appunto, fenomenali sia nel loro ruolo ‘ufficiale’ che in quello l’uno dell’altro? Perché Dave, si sa, nasce batterista ma Hawkins che dietro i tamburi pesta come un dannato si produce anche alla voce in una tutt’altro che censurabile versione di 'Under Pressure' dei Queen, non proprio la band più facile da cantare. In una scaletta panoramica di tutta la carriera della band con qualche sorpresa come, oltre alla già citata cover dei Queen, anche quella di ‘Blitzkrieg Bop!’ Dei Ramones e un fantastico mash up tra ‘Imagine’ di Lennon e ‘Jump’ dei Van Halen. Dopo un live così non resterebbe che salutare tutti e andare a casa, ma ci sono i Gorillaz come headliner del Park Stage, pieno come un uovo e conquistato da Damon Albarn che, indipendentemente dalla band – siano i Blur, i Gorillaz o chissà che altro progetto, ha una voce che potrebbe ipnotizzare chiunque, altro esempio di fantastico cinquantenne. Se quella del Rock Im Park è una città che non dorme mai lo stesso non si può dire di noi, anche perché il day 2 si prospetta anche più impegnativo del secondo. Anche sabato le prime ore sono un tributo a Norimberga con un viaggio nel sottosuolo della città, regno della tradizione birraia e custode di secoli di storia, e alla storia - ma quella del rock - si rifanno anche i Greta Van Fleet. La giovanissima band 'familiare' del Michigan ha l'onere di occupare lo scomodo slot delle 12.35 ma affrontano la cosa con la stessa foga messa da noi per arrivare in tempo e vedere questi 'cuccioli di Led Zeppelin' lanciarsi in un rock'n'roll sicuramente lontano dall'immaginario dei teenager loro coetanei ma proposto con il giusto piglio e una grinta invidiabile. I vocalizzi de frontman sono figli del tuono e se tanti ne parlano bene e il giorno si sono trovati a suonare prima dei Guns N'Roses un motivo ci sarà. Ancora colpiti dall'esibizione siamo riusciti anche a raggiungere la band poche ore dopo in camerino - le sale dello stadio dell'F.C. Nunrberg strappandogli la prima intervista italiana e trovandoli simpatici e con le idee ben chiare. Il cast di giornata include anche una delle cose più bizzarre partorite dalla scena rock mondiale, inutile specificare che si tratta di un prodotto giapponese, ovvero le Babymetal, mix di metal e J-pop due anime che, per chi mastica un po' la musica del Sol Levante, risultano essere i pilastri sui quali si fonda la gioventù nipponica. Dal vivo sono un'esperienza strana, con musicisti tostissimi truccati con facepaint e la 'babies' in costumi di scena impegnate in canti e balletti coreografici. Sicuramente più intensi gli A Perfect Circle che - pur non essendo tra i preferiti dal sottoscritto - hanno fatto uno degli show più importanti tra quelli ai quali abbiamo assistito, profondi, angoscianti il giusto e fragorosi anche nella cover di 'Dog Eat  Dog' degli AC/DC come tributo a Malcolm Young. Di tutt'altra pasta gli Alt-J che con il loro art-rock hanno fatto da colonna sonora perfetta per il pomeriggio con sonorità chilled out e psichedeliche nelle quali abbiamo deciso di perderci, per qualche minuto, dall'alto della ruota panoramica che sovrasta la platea.  La sensazione è sabato ci siano ancora più persone del giorno precedente (pare che per i soli Foo Fighters fossero presenti circa 50.000 spettatori) o magari è semplicemente frutto del sabato e la possibilità di arrivare prima in venue, fatto sta che per i Thirty Seconds To Mars c'è una folla notevole. Il fatto strabiliante è la reazione del pubblico allo show dei 30STM che si spiega semplicemente con un nome: Jared Leto. Attore da Oscar, cantante, performer, entertainer, una cosa certa è che Leto riesce a sopperire le sue mancanze da cantante puro con una grande abilità da intrattenitore e - come fatto notare da Nessuno - la capacità di aver creato un filo con i propri fan quasi religioso, di essersi diventato qualcosa più simile a un totem e con il totale controllo sugli adepti che gli consente di far funzionare e farsi giustificare l'evitare i vocalizzi più complessi coinvolgendo i fan, i continui inviti al salto e i trucchetti per coinvolgere chiunque con qualunque mezzo. Se l'obiettivo è intrattenere, tenere il mondo in palmo di mano, beh, Jared la missione è più che compiuta. La conclusione del weekend, del rock weekend, della nostra trasferta germanica a base di ricchi premi e rock'n'roll non poteva che concludersi con Mr.Marilyn Manson che blocca a livelli indecifrabili la zona del Park Stage impedendo l'accesso anche ai fan più agguerriti ma accompagnando verso l'uscita noi, eroici, con il miglior shock rock in town a dimostrazione, ancora una volta, che l'età anagrafica ha davvero poco a che vedere con l'efficacia sul palco. 

Per rivivere la trasferta di Norimberga anche attraverso  immagini e video del rock weekend, andate sulle pagine social di Radiofreccia,  vi sembrerà di essere catapultati al Rock Im Park.

Don't sleep till Nuremberg: un rock weekend a Rock Im Park